Salve (Lecce) - Chiesa di San Nicola Magno

Organo “Olgiati-Mauro" (1628)


 

 


Lo splendido organo collocato nella chiesa parrocchiale di questo tranquillo e gentile centro salentino – strumento costruito nel 1628 su commissione dell’arciprete Francesco Maria Alamanni  – straordinariamente risulta essere (almeno in base alle ricerche compiute fino a oggi) l’unico strumento superstite tra i molti sicuramente realizzati, specie nel Nord, dall’illustre organaro Giovanni Battista Olgiati di Como. Infatti le uniche fonti documentarie finora reperite contengono soltanto scarsi, e pressoché irrilevanti, dati riguardo a semplici lavori di ampliamento compiuti dall’Olgiati sul vetusto organo del Duomo di Como (costruito nella seconda metà del Quattrocento da Bartolomeo Antegnati) nel 1642 (aggiunta di 2 registri) e ’47 (realizzazione di un nuovo somiere e di nuovi mantici; aggiunta di un registro di Contrabbasso e pulitura generale delle canne, per la cifra complessiva di 40 scudi), testimoniando inoltre che egli, nel 1649, lavorò insieme all’insigne organaro fiammingo Willem Hermans per la costruzione del nuovo grande organo (che comunque oggi, purtroppo, non esiste più) del Duomo comasco .

Mentre l’Olgiati realizzò certamente la parte fonica dello strumento (cioè le canne), all’organaro salentino Tommaso Mauro di Muro – autore, tra l’altro, dell’organo (1648) della Chiesa Matrice di Mesagne (Brindisi) – il quale cooperò fattivamente con l’Olgiati nella costruzione dell’organo in esame, si deve, probabilmente, la realizzazione delle parti meccaniche (somieri, tastiera, mantici, ecc.).

Tutti i dati fin qui enunciati sono testimoniati in un prezioso manoscritto del 1750 in cui si legge:

«La magnifica ammirevol macchina del nostro organo nella parrocchial chiesa, fu fatta nell’anno del Signore 1628. Li gran maestri furono: il sig. Giovanne Battista Olgiati di Como, città del Milanese, ed il sig. Tommaso Mauro della terra di Muro. Questa notizia sta nella canna di stagno, la più grossa, di mezzo».

Difatti sulla canna (RE 1), a cui si fa riferimento nel succitato manoscritto, si può leggere la seguente iscrizione incisa a mano:

«1628 / Giohane Batista Olgiati di Como / con Tomaso Mauro di Muro».

Ma non è tutto; infatti il manoscritto testimonia anche l’esistenza di preziose porte dipinte (purtroppo andate perdute da tempo) che chiudevano il frontespizio:

«L’organo si fece in sul principio del secolo XVII e proprio nel 1628, e le porte che lo serrano le pittò un certo mastro Ricciardo, Lorenese: Pingebat Nicolaus Ricciardus Lotaringis: anno 1630. Così sta scritto in dette porte».

Passando, quindi, alle peculiarità propriamente tecniche ed espressive dell’organo “Olgiati-Mauro” di Salve, c’è da dire anzitutto che la voce di questo preziosissimo strumento è davvero meravigliosa, quale conseguenza più diretta, naturalmente, dell’altissima qualità del materiale impiegato nella sua costruzione, nonché delle perfette tecniche di lavorazione, elementi, questi, che testimoniano in concreto come sia l’Olgiati che il Mauro fossero realmente organari di primissimo ordine. La facciata dello strumento – il quale è collocato sopra un’elegante cantoria addossata al centro della parete di sinistra della navata della chiesa – è ripartita in 5 campate a cuspide, con 2 “organetti morti” posti in alto (in corrispondenza delle campate pari) secondo la consueta tipologia del prospetto d’organo dell’Italia del Nord. L’aria è pompata nel somiere maestro, del tipo “a tiro”, dai 3 mantici originali “a cuneo” azionabili sia a mano, per mezzo di leve, che tramite un elettroventilatore (aggiunto, naturalmente, in occasione del recente restauro). La tastiera (ricostruita nel 1978 secondo modelli secenteschi; quella originale, difatti, era stata sostituita agli inizi del nostro secolo) è costituita da 45 tasti (ambito: DO 1-DO 5), in legno di bosso (tasti diatonici) e di ebano (tasti cromatici), con la prima ottava “in sesta” (senza, cioè, i primi 4 tasti cromatici, secondo la prassi costruttiva del periodo); la pedaliera, del tipo “a leggio”, si compone di 8 pedali (ambito: DO 1-SI 1), ed è sempre unita alla tastiera. I registri (del tipo “a tiranti”, con pomelli in legno) che costituiscono il “corredo fonico” di quest’organo sono, per i registri “di ripieno”: Principale (8’), Ottava, Duodecima, Quintadecima, Decimanona (con “ritornelli” dal FA 3), Vigesimaseconda (“rit.” dal DO 3) e Vigesimasesta (“rit.” dal FA 3-4); per quanto riguarda, invece, i registri “per concertare” sono presenti un’affascinante Voce Umana (dal DO 3) e un delicatissimo Flauto in Ottava; al pedale, inoltre, è presente, ma senza comando autonomo, un potentissimo registro di Contrabbasso; l’ammontare complessivo dell’apparato fonico è di 393 canne (i materiali impiegati per la loro costruzione sono quelli consueti dell’arte organaria classica italiana: lo stagno per il Principale di facciata, il piombo, e il legno per la “basseria”).

[scheda compilata nel 1984]

© DOMENICO MORGANTE

 

BIBLIOGRAFIA

 

D. Morgante, L'Organo "Olgiati-Mauro" (1628) della Chiesa di San Nicola Magno in Salve (Lecce), in "Brundisii Res", XII (1980), pp. 101-109.

 

D. Morgante, La Storia echeggia nelle canne di Puglia - Un itinerario storico e musicale sulle tracce degli antichi organi della Puglia, in "SuonoSud", III (2/1990), pp. 32-40.

 

D. Morgante, La Musica in Puglia tra Rinascite e Rivoluzioni, prefazione di Giorgio Pestelli, Bari, Fondazione "N. Piccinni", 1991.

 

D. Morgante, Organi, arte antica della Puglia barocca, in "Puglia in Tavola - Tradizione e Cultura", I (n. 3/2001), pp. 54-55.

 

 

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