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Jachet de Berchem
di Domenico Morgante
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Jachet de Berchem
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Jachet
(o Jacquet) [de] Berchem nacque in un sobborgo della città di Anversa,
per l’appunto Berchem, nei primi anni del Cinquecento (ca. 1505). Com'era
d’uso nell’età del Rinascimento tra i giovani musicisti d’Oltralpe,
ben presto il nostro Jachet venne a compiere la propria formazione
musicale in Italia. Difatti nel 1530 lo troviamo già pienamente attivo,
probabilmente “alla scuola” di Adrian Willaert, nella splendida e
musicalissima città di Venezia, dove negli anni seguenti pubblicherà
tutte le sue più importanti raccolte di musica vocale “profana” (in
verità le sue composizioni sono in maggior numero sparse in varie,
importanti, raccolte antologiche). Ed è sicuramente dal Willaert che
Jachet deriverà quel suo stile madrigalistico così “moderno” e
altresì ricco di nuove e originalissime potenzialità espressive, la
cui fondamentale importanza, ai fini degli ulteriori sviluppi del
Madrigale tra Cinque- e Seicento, appare davvero — nella sua
consistente realtà storica — pienamente inconfutabile. Sempre
in quel di Venezia appare poi assai verosimile la circostanza che Jachet
abbia potuto stringere proficui contatti artistici anche col Verdelot,
specie se si pensa che le primissime composizioni a stampa del Nostro
apparvero proprio in una celebre raccolta dell’illustre compositore
francese. C’è
da rilevare che almeno una parte della produzione del Berchem,
relativamente al suo periodo “veneto”, è da ritenersi concepita
(con chiaro, sorprendente, atteggiamento precorritore) sotto l’egida
di alcuni autorevoli protagonisti della vita pubblica locale, ai quali
alcune sue opere sono per l’appunto dedicate; difatti la raccolta dei Madrigali
a Cinque Voci [...] Libro
Primo (1546) è offerta a Giovanni Bragadin, mentre il Mottetto a 4
voci Unica lux Venetum,
composto nel 1549, rappresenta un esplicito atto di omaggio nei
confronti del futuro doge Marcantonio Trevisan. A
partire dal 1537/38 le composizioni di Jachet [de] Berchem vedranno la
luce ininterrottamente ogni anno fino al 1567 (anno della sua morte);
l’unica, giustificata, eccezione è costituita dal biennio 1553/54,
ovvero il periodo della stesura del suo primo libro di Madrigali a 4
voci, nonché del suo matrimonio e della nascita della prima figlia. Grazie alle sue numerose e frequentissime pubblicazioni, la fama di Jachet [de] Berchem ben presto si estese ampiamente, e si consolidò in misura piuttosto notevole, soprattutto in riferimento al realmente fondamentale contributo da lui apportato all’evoluzione del prediletto stile madrigalistico. Persino il grande, e sorprendentemente eclettico, scrittore francese François Rabelais, nella sua celeberrima opera maggiore, fa chiaramente menzione proprio del nostro Jachet, ponendolo tra i principali musicisti del suo tempo. A
partire dal 1546, sembra che il Berchem abbia ricoperto la carica di
Maestro di Cappella del Duomo di Verona, posto che può aver tenuto fino
a tutto il 1552 (anche se un’adeguata documentazione su tale
importante attività è praticamente inesistente). La
notevole importanza di tale carica “veronese” del Berchem, unita
alla sua ormai ben consolidata notorietà in tutt’Europa, sembrano
quindi volerci suggerire piuttosto energicamente che l’anonimo
“musico” raffigurato proprio in quegli anni a Verona dal Brusasorci
sia proprio il nostro Jachet: più precisamente mi riferisco al bel
dipinto di Domenico Riccio genericamente noto come “Ritratto
di Capo musico”, oggi custodito nelle sale del prestigioso Museo
veronese di Castelvecchio (fig. 1).
Fig. 1 – Domenico Riccio, detto il Brusasorci (ca. 1516-1567), Ritratto di Capo Musico [Jachet de Berchem?] (Verona, Museo di Castelvecchio) Agli
inizi del 1553 — dopo una probabile sosta a Napoli, dove può aver
conosciuto personalmente il Tansillo, dei cui “sensistici” versi si
servirà di frequente proprio in quegli anni — Jachet [de] Berchem
giunge quindi a Monopoli al seguito del nuovo Governatore vicereale di
questa città, Andrea Marzato (o Marzati). Se il passaggio di Jachet da Napoli è ben attestato dal suo arrivo a Monopoli al seguito del Governatore Marzato, è vero altresì che il Nostro poté avere contatti (tra la fine degli anni '30 e l’inizio degli anni '40) anche con l’ambiente musicale fiorentino, contatti di certo anch’essi proficui e in questo caso riferibili alla sua collaborazione artistica sia col Verdelot che con Jacob Arcadelt; difatti va ricordato che le prime composizioni di una certa importanza del Berchem apparvero per l’appunto in prestigiose miscellanee “intestate” ai due illustri Autori poc’anzi citati. Al suo arrivo in terra pugliese, il nostro Jachet anzitutto lavora per circa un paio d’anni a una delle sue più corpose raccolte madrigalistiche — Il Primo Libro De gli Madrigali, A quatro Voci [...] —, che vedrà poi la luce nel 1555 emblematicamente offerta al suo illustre mecenate del momento, come si può evincere dalla significativa dedica (fig. 2).
Fig. 2 – IL PRIMO LIBRO / De gli Madrigali, A quatro Voci, / DI IACHET BERCHEM [...] (Venezia, G. Scotto, 1555). Dedica dell'Autore al Governatore di Monopoli Andrea Marzato (London, British Library; Valladolid, Archivio musical de la Catedral). In quest’opera — davvero fondamentale, oltre che nella ricca produzione berchemiana, anche (e più specificamente) nel complesso ambito degli sviluppi dello stile madrigalistico in senso stretto — si può dire che confluiscano, in maniera stilisticamente matura e abilissima, tutte le più significative esperienze sviluppatesi nelle tre aree, madrigalisticamente parlando, più importanti: ovvero Venezia, Firenze, Roma; a testimonianza, quindi, della davvero proficua pluralità dei contatti artistici del Nostro. Più precisamente, se dai “fiorentini” Jachet mutua certe precise scelte di tipo “coloristico” (derivate, nella sostanza, dalla brillantissima Chanson d’area franco-fiamminga), dai “romani” prende la propensione per una più spiccata cantabilità della parte del Cantus, fondendo quindi abilmente questi elementi stilistici a quel suggestivo rigore nell’impianto contrappuntistico che è di certo uno degli aspetti formali più dominanti di tutta la scuola veneziana (ovvero quella di sua più diretta provenienza). A ciò si aggiunga poi un altro importante elemento formale — questa volta di derivazione frottolistica (ma introdotto nello stile madrigalistico già dal Verdelot e dal Willaert) —, ovvero quello dell’esordio a “botte ferme” (secondo un’espressione cara alla cultura musicale barocca). Questa preziosissima raccolta contiene altresì un Madrigale encomiastico (il nono) che, col significativo titolo di “Glorioso pastore”, appare inequivocabilmente dedicato all’amatissimo Vescovo Ottaviano Preconio, in carica a Monopoli in quegli anni (fig. 3).
Fig. 3 – Parte del Tenor del Madrigale Glorioso pastore, dedicato da Jachet [de] Berchem a Mons. Ottaviano Preconio, Vescovo di Monopoli (London, British Library; Valladolid, Archivio musical de la Catedral). A
rafforzare marcatamente la notevole importanza di questa fondamentale
raccolta del Berchem, c’è il fatto davvero assai rilevante che tali Madrigali
ci sono pervenuti in due soli esemplari, di cui soltanto uno completo:
il primo, incompleto (dei quattro fascicoli che compongono l’opera,
manca quello con la parte relativa all’Altus),
si trova in Inghilterra (London, British
Library); mentre l’unico esemplare perfettamente integro oggi
esistente è custodito in Spagna nell’Archivio
musical de la Catedral di Valladolid (i preziosissimi microfilm di
questi Madrigali sono stati
per la prima volti riprodotti nel mio volume La
Musica in Puglia tra Rinascite e Rivoluzioni). A questo punto è opportuno precisare che Jachet [de] Berchem non è stato una figura di passaggio, ovvero una sorta di splendido meteorite che ha onorato Monopoli (e, di conseguenza, l’intero territorio pugliese), con la sua presenza, in modo fugace; difatti egli addirittura pianta proprio a Monopoli le sue radici affettive sposando, in seconde nozze, la nobildonna monopolitana Giustina de Simeonibus (o Simionibus), vedova di Dionisio Serpente (con cui aveva generato una figlia: Beatrice). In verità mancano documenti più precisi sulle circostanze relative al matrimonio del Berchem; tuttavia appare assai facile collocare tale unione agli inizi del 1553 (ovvero subito dopo l’arrivo del Nostro a Monopoli), poiché è almeno certo che tra l’autunno e l’inverno di quell’anno Giustina darà alla luce Hersilia (fig. 4).
Fig. 4 – Atto di Battesimo (21 novembre 1553) della primogenita di Jachet [de] Berchem, Hersilia. Per una singolare coincidenza storica, precede quello dell'illustre giureconsulto Prospero Rendella (Monopoli, Archivio Unico Diocesano). Nei
mesi immediatamente successivi, nella loro casa nei pressi dell’ “Amalfitana”,
Giustina darà quindi al suo Jachet anche un altro figlio, Lamberto,
che, intrapresa in seguito la carriera ecclesiastica, sarà “Abate”
(ovvero Canonico) nel Duomo di Monopoli fino ai primi decenni del
Seicento. Durante
il suo “periodo monopolitano” Berchem concepì anche la sua
fondamentale raccolta del Capriccio [...] sopra le
Stanze del Furioso [...], pubblicata a Venezia nel 1561, opera in
cui viene impiegato per la prima volta in assoluto nella storia il
termine “Capriccio” riferito a una composizione musicale (i testi di
questi brani polifonici vocali sono per l’appunto costituiti da 91
stanze del capolavoro dell’Ariosto). Ma
il Berchem, in quegli stessi anni, compose anche musica espressamente
destinata alla Cappella musicale del Duomo di Monopoli; musica che,
rimasta allo stato di manoscritto — ma eseguita in
loco, come è ben documentato, almeno fino alla seconda metà del
Settecento (ca. 1775) —, è andata purtroppo perduta da tempo. Dopo
una vita estremamente ricca e operosa, contornato d’affetti e di
grandissima stima, Jachet [de] Berchem conclude quindi la sua vita
terrena a Monopoli, agli inizi dell’anno 1567. In
verità mancano (essendo andati perduti) i documenti particolareggiati
sulle circostanze relative alla sua morte, tuttavia è attestata, sul
finire del suddetto anno, l’applicazione di una volontà testamentaria
di Jachet; mentre in un documento del 2 marzo 1567 si parla già dei
suoi eredi. La
moglie Giustina gli sopravviverà soltanto tre anni, rimettendo la
considerevole eredità nelle mani del giovane figlio Lamberto.
L’effettiva entità dei beni lasciati in eredità da Jachet alla sua
famiglia è comunque individuabile in maniera assai parziale, poiché è
possibile ricavarla soltanto da un Catasto del 1602 in riferimento a
quanto era ancora posseduto in quell’epoca dall’Abate Lamberto, il
quale, alla sua morte — avvenuta all’inizio dell’anno 1637 —,
lascerà tutti i suoi averi in beneficio al Convento delle
“Monacelle” (ovvero le piccole Suore di S. Chiara) di Monopoli,
oltre a ingenti somme in denaro a favore della veneratissima Madonna
della Madia e della Cappella del Santissimo Crocifisso. Dunque la famiglia Berchem è da considerarsi estinta con la morte dell’Abate Lamberto, anche se c’è da dire che il cognome Berchem ha continuato a vivere, oltre che nella memoria storica, anche nella toponomastica monopolitana, poiché almeno fino al secolo scorso un consistente podere donato dall’Abate Lamberto alla Cattedrale era ancora chiamato, come attestano numerosi documenti d’archivio, “Calvo di Berchem”. © DOMENICO MORGANTE
A)
FONTI
1. Manoscritti
Monopoli,
Archivio Unico Diocesano [AUD] (Sez. S. Maria Amalfitana), Libro dei Battezzati (1546-1582).
Bari,
Archivio di Stato, Atti Notarili,
Monopoli: Notai Macedonio e Girolamo Pisano (o Pisani) (1550-1579).
Monopoli,
AUD (Sez. SS. Pietro e Paolo), La
Selva d’Oro (prima metà del sec. XVII).
Monopoli,
Palazzo di Città, Relazione del
Convento di Monopoli [...] registrata
da me Frà Luiggi Corona [...] (1705).
Bari,
collezione privata del Dr Vito Indelli, Istoria
di Monopoli Del Primicerio Giuseppe Indelli [...] / Parte 2a (seconda metà
del sec. XVIII).
2. Opere a stampa
Historia, e miracoli [...] della Madonna della Madia miracolosamente venuta alla Città di Monopoli, e d’alcune cose notabili di detta Città. Composta dall’Abb. Francesco Antonio Glianes [...] (Trani, Lorenzo Valerij, 1643).
B)
BIBLIOGRAFIA
G.
Nugent, Berchem, Jacquet de,
in “The New Grove Dictionary of Music and Musicians”, vol. II,
London, Macmillan, 19806.
D.
Morgante,
La Cappella
musicale del Duomo di Monopoli nel Rinascimento: l’Antifonario del
1532, la prassi esecutiva, i documenti inediti su Jachet de Berchem,
in "Monumenta Apuliae ac Japygiae", I (1981).
D.
Morgante, Jachet de Berchem,
in “Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei
Musicisti”, Le Biografie, vol. III, Torino, UTET, 1986.
D.
Morgante,
Un Kapellmeister
fiammingo nella Monopoli rinascimentale: Jachet Berchem, in
“Monopoli nell’Età del Rinascimento”, Atti del Convegno
Internazionale di Studio (1985), vol. III, Città di Monopoli,
Biblioteca Comunale “P. Rendella”, 1988.
D.
Morgante, La
Musica in Puglia tra Rinascite e Rivoluzioni, Prefazione di
Giorgio Pestelli, Bari, Fondazione “N. Piccinni”, 1991.
D.
Morgante,
Monopoli nella
Storia della Musica - Il Cinquecento,
in “Monopoli - ieri, oggi e domani”, Fasano, Schena, 1995.
D. Morgante, L’Encomio in Musica: due esempi pugliesi del XVI secolo, in “Scritti di Storia Pugliese in onore di Feliciano Argentina”, vol. I, Galatina, Editrice Salentina, 1996.
D. Morgante, Ecco a voi: Jachet [de] Berchem, in "PortaNuova", XVI (dicembre 1997), [inserto] pp. 1-4.
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